Il crocefisso della Parrocchia Santa Maria della Stella in Druento


(210x160 tavola in massello di tiglio,oro zecchino 24k e argento, dipinta con colori naturali secondo la tecnica della tempera all’uovo)

Nel realizzare il crocifisso, sono partito esaminando le numerose croci che l’arte italica ha prodotto nei secoli XI-XIII. Ho approfondito, in particolare, il contributo del maestro Guglielmo a Sarzana. La croce dipinta attualmente conservata nel duomo di Sarzana costituisce senza dubbio uno dei capisaldi per lo studio della pittura medioevale in Italia. Di essa abbiamo una data certa 1138 , la più antica a noi nota riguardante un dipinto italiano. Dello stesso periodo, solo la croce del duomo di Spoleto può vantate una data di uguale chiarezza, anche se ci troviamo circa 50 anni più tardi, e se l’Alberto là indicato non ne risulta con sicurezza l’autore.

Proprio questa tipologia di crocifissi “ Cristo trionfante” ha attratto la mia attenzione, ed è stato la base da cui sono partito per realizzare la mia opera. La scelta fatta nel realizzarla poggia su alcuni punti essenziali: linearità, essenzialità, sobrietà . Questo, per far sì che l’attenzione dello sguardo sia tutta rivolta a colui che è il centro e il punto attrattivo di tutto: Cristo disteso sulla croce, con i segni della passione che ha subito, ma in un atteggiamento composto, disteso, rilassato, Lui che è passato dalla morte alla vita . Questo è dato dalla fiducia incondizionata verso il Padre che lo farà risorgere il terzo giorno. Dietro questa immagine troviamo tutta la teologia di Giovanni Evangelista che nel suo libro mette in risalto lo strumento di tortura e supplizio(la croce) come il trono glorioso del Cristo.

Ho deciso di realizzare tale soluzione, perché vorrei poter aiutare coloro che lo contemplano, a entrare nella stessa fiducia che il Figlio di Dio ci ha trasmesso, quando ci ha promesso di prepararci un posto accanto al Padre nel giorno della nostra resurrezione.

Le figure di Maria e di Giovanni Evangelista, pur mostrando emozioni e atteggiamenti che richiamano la sofferenza e il dolore per la morte che Cristo ha patito, sono però in contemplazione del grande mistero a cui partecipano e in uno stato di abbandono totale alla volontà del Padre che non ha risparmiato il proprio Figlio per la salvezza dell’umanità .

In oltre Maria come madre nell’ atteggiamento della mani, lascia trasparire tutte le emozioni che una donna può dare. Con la mano destra( simbolo della forza e dell’autorità) indica il figlio colui che è la Via (Odighitria colei che ne indica la via). Con la mano sinistra ( simbolo della debolezza e dell’emozione) portata al petto, trattiene ancora dentro di se il travaglio della sofferenza e il ricordo del vissuto (Maria custodisce tutte queste cose nel suo cuore).

Giovanni evangelista con il suo atteggiamento richiama i tratti caratteristici del suo personaggio. Tiene in mano il libro della “buona novella” che lui annuncia e con la mano destra appoggiata al suo volto vuole rappresentare il pensatore colui che scruta i segreti e ne intuisce per primo quello che avverrà.

Ciò che risalta colpire maggiormente in tutta l’opera è sicuramente l’oro, lavorato e preparato usando varie tecniche, dalla lucidatura alla bulinatura, dallo sbalzo alla crisografia.

L’oro è pura luce, luce immateriale: simbolo della Presenza del Divino. Il termine latino “oratio” richiama il termine “oro”: non a caso la “Parola”, cioè il messaggio, può diventare preghiera anche se assimilata attraverso la vista. “Oro” è dunque la “Parola”. E la Parola è Luce.

L’oro dunque, è potente energia che abbaglia e acceca, non permettendo all’occhio di penetrare oltre: la realtà divina resta per l’uomo un mistero. Altro colore che primeggia e cattura il nostro sguardo è l’azzurro. E’ il colore più profondo e immateriale, ma anche il più freddo. Rappresenta la trasparenza dell’acqua, dell’aria, del cielo. Simbolo della fede, indica il legame con il divino, con l’infinito . E’ umiltà silenziosa. Il blu scuro è simbolo del mistero della vita divina e della dimora di Dio. Nel nostro caso, la croce blu è il trono della gloria di Cristo che innalzato attira tutti a se.

Il colore rosso che troviamo sul crocifisso, in varie sfumature e tonalità, simboleggia l’energia divina, l’amore dello Spirito, la potenza vitale del fuoco. E’ anche simbolo del sangue, con il duplice significato di principio della vita e nello stesso tempo di martirio e sacrificio. Da sempre è considerato il colore dei re, degli imperatori. Proprio per questo, l’iscrizione posta sopra il capo di Gesù, che motiva la sua condanna è scritta con lettere d’oro su un fondo rosso. Possiamo notare inoltre che il suppedaneo dove Gesù poggia i suoi piedi è di colore rosso per indicare la regalità di colui che vi si adagia. Anche il perizoma che avvolge il corpo del Cristo ha assunto le vesti regali di colui che è trionfatore sull’ultimo nemico che viene annientato, la Morte.

Ancora vorrei sottolineare il punto di attrazione di tutta l’opera, il volto di Cristo che è racchiuso nel “nimbo crociato” (aureola) dove ritroviamo, come in una sintesi, l’oro, l’argento e il blu delle pietre di lapislazzuli.

Giuseppe Bottione