Crocefisso in stile italico


(188x150 tavola in massello di tiglio dipinta con colori naturali secondo la tecnica della tempera all’uovo)

L’arte cristiana si è “impossessata” del simbolo della croce intorno al IV secolo, quando terminato il periodo delle persecuzioni, il cristianesimo è divenuta la religione ufficiale dell’impero.
Nei primi dipinti noi troviamo il Cristo dal volto gioioso e con il capo ritto “Christus triumphans”. Quel volto doveva esprimere il concetto della redenzione nella beata sofferenza: il sublime appagamento per una morte attesa che doveva compiersi (profezia veterotestamentaria).
Intorno alla metà dell’undicesimo secolo, fu introdotta nella pittura bizantina l’iconografia del Cristo morto “Christus patiens”, legata alla spiritualità che stava prendendo vigore in quel periodo, l’umanizzazione della figura di Cristo.

Nel realizzare il crocifisso, sono partito esaminando le numerose croci che l’arte italica ha prodotto nei secoli XII-XIII. Ho approfondito, in particolare, il contributo che il maestro Giunta Pisano ha dato alla cultura bizantina italiana, attraverso i riflessi della sua attività nella pittura del duecento. Egli attinge costantemente, nelle varie fasi del suo svolgimento stilistico, a diversi aspetti della cultura bizantina: dal classicismo lineare corrente tra la fine del XII secolo e gli inizi del XIII, in particolare lo vediamo nel crocifisso di Bologna che si trova nella chiesa di San Domenico, al recupero neoellenistico sostenuto specialmente dalla ricca produzione miniatoria degli “scriptoria” di Terra Santa, che è alla base del rinnovamento pittorico di Giunta Pisano..
Proprio il crocifisso di Bologna datato 1230, ha attratto la mia attenzione, ed è stato la base da cui sono partito per realizzare la mia opera. La scelta fatta nel realizzarla poggia su alcuni punti essenziali: linearità, essenzialità, sobrietà . Questo, per far sì che l’attenzione dello sguardo sia tutta rivolta a colui che è il centro e il punto attrattivo di tutto: Cristo disteso sulla croce, con i segni della passione che ha subito, ma in un atteggiamento composto, disteso, rilassato, quasi sprofondato in un sonno profondo. Questo è dato dalla fiducia incondizionata verso il Padre che lo farà risorgere il terzo giorno. Ho deciso di realizzare tale soluzione, perché vorrei poter aiutare coloro che lo contemplano, a entrare nella stessa fiducia che il Figlio di Dio ci ha trasmesso, quando ci ha promesso di prepararci un posto accanto al Padre nel giorno della nostra resurrezione.
Le figure di Maria e di Giovanni Evangelista, pur mostrando emozioni e atteggiamenti che richiamano la sofferenza e il dolore per la morte che Cristo ha patito, sono però in contemplazione del grande mistero a cui partecipano e in uno stato di abbandono totale alla volontà del Padre che non ha risparmiato il proprio Figlio per la salvezza dell’umanità .
Ciò che risalta maggiormente in tutta l’opera è sicuramente l’oro, lavorato e preparato usando varie tecniche, dalla lucidatura alla bulinatura, dallo sbalzo alla crisografia.
L’oro è pura luce, luce immateriale: simbolo della Presenza del Divino. Il termine latino “oratio” richiama il termine “oro”: non a caso la “Parola”, cioè il messaggio, può diventare preghiera anche se assimilata attraverso la vista. “Oro” è dunque la “Parola”. E la Parola è Luce.
L’oro dunque, è potente energia che abbaglia e acceca, non permettendo all’occhio di penetrare oltre: la realtà divina resta per l’uomo un mistero.
Altro colore che primeggia e cattura il nostro sguardo è l’azzurro. E’ il colore più profondo e immateriale, ma anche il più freddo. Rappresenta la trasparenza dell’acqua, dell’aria, del cielo. Simbolo della fede, indica il legame con il divino, con l’infinito . E’ umiltà silenziosa. Il blu scuro è simbolo del mistero della vita divina e della dimora di Dio. Nel nostro caso, la croce blu è il trono della gloria di Cristo che innalzato attira tutti a se.
Il colore rosso che troviamo sul crocifisso, in varie sfumature e tonalità, simboleggia l’energia divina, l’amore dello Spirito, la potenza vitale del fuoco. E’ anche simbolo del sangue, con il duplice significato di principio della vita e nello stesso tempo di martirio e sacrificio. Da sempre è considerato il colore dei re, degli imperatori. Proprio per questo, l’iscrizione posta sopra il capo di Gesù, che motiva la sua condanna è scritta con lettere d’oro su un fondo rosso. Possiamo notare inoltre che il suppedaneo dove Gesù poggia i suoi piedi è di colore rosso per indicare la regalità di colui che vi si adagia.
Ancora vorrei sottolineare il punto di attrazione di tutta l’opera, il volto di Cristo che è racchiuso nel “nimbo crociato” (aureola) dove ritroviamo, come in una sintesi, l’oro, il rosso e il blu delle pietre di lapislazzuli.

Giuseppe Bottione